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Basta con le frodi ittiche, ora c’è il Fish Track. Riconoscere il pesce dal Dna

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Parliamo stavolta di pesca e delle frodi, e soprattutto del Progetto Fish Track contro la Brotula, o pesce chirurgo spacciato per cernia, squalo per pesce spada, halibut dell’Atlantico per sogliola. Tutto questo deriva dall’importazione nel nostro Paese di pesce già decongelati, puliti e sfilettati; la frode ittica si è diffusa nelle nostre tavole. Un imbroglio che cresce, il valore dei sequestri effettuati dai Nas nel 2014 ammonta e sfiora i 32 milioni di euro.

Oggi per combattere tutto questo è scesa in campo la biologia molecolare.

I ricercatori della Università di Siena e Cnr di Firenze, sostenuti anche dal finanziamento della Regione Toscana e Coop Centro Italia, hanno messo a punto Fish Track che in sostanza è un progetto per riconoscere il pesce dal Dna, attraverso una catalogazione all’origine. Una estrazione a campione. Il filetto che viene spacciato per ciò che non è, dovrebbe essere smascherato attraverso il suo codice genetico.

Giacomo Spinsanti dell’Università di Siena, interpellato da una rivista (Il Venerdi di Repubblica del 16 ottobre, ndr), ha dichiarato: “Abbiamo analizzato 250 campioni di filetti decongelati di varie specie provenienti da diversi punti vendita al dettaglio. Le Frodi riguardavano il sette per cento: in quasi la metà dei casi si trattava di sostituzioni di specie pregiate e anche quelle economiche. Dal pagro venduto come dentice, o la sogliola oceanica venduta come sogliola del Mediterraneo”.

Tra i prossimi obiettivi: determinazione della zona di origine per le spigole e orate, con differenziazione tra quello pescato e allevato. A tutto vantaggio del consumatore.

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Franco Polidori

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