verdure

Le piante crescono e parlano. Boom di orti sul terrazzo

Agricoltura, News

Stefano Mancuso disse:

“Le piante parlano”

I toscani sono tornati a fare l’orto.

In Toscana è boom-mania, tutti (e con file) a comperare piantine per fare un piccolo orto o grande che sia.

E’ la riscoperta del verde, meglio fatto in casa, a km zero, anzi a zero centimetri. Ognuno sfrutta lo spazio che ha. Neofiti? Tanti. Un gran terrazzo soleggiato? Può andare bene.

Ecco allora i vasi, la terra, il concime magari comperato in un supermercato e via a piantare pomodori, melanzane, peperoni eccetera.

Che soddisfazione di veder crescere ogni giorno quelle piantine. Che parlano.

 

articolo di Riccardo Luna (stralci)     basilico

Testo curato, raccolto da Redazione Arga Toscana

Parla Riccardo Luna: “Luglio del 2010, ero a Oxford per il mio primo TED. Il TED è quel concentrato esplosivo di idee e discorsi su scienza, tecnologia e ottimismo tenuti assieme dal fatto che è evidente che, anche senza volerlo, stiamo costruendo un mondo migliore.
Quando esci da lì ti sembra di avere le ali. Tra gli speaker quell’anno c’era un italiano che non avevo mai sentito nominare: Stefano Mancuso, professore di neurobiologia a Firenze, che in tredici minuti fece un discorso spettacolare sull’intelligenza delle piante.

Quando scese dal palco mi spiegò che in fondo Internet funziona proprio come una pianta, ed è per questo che funziona: non ha un quartier generale che controlla tutto, e se isoli un nodo, la rete continua a trasmettere dati. Come una pianta. Da allora non ci siamo più persi di vista.
Lui ha continuato a fare ricerche bellissime che lo hanno portato, un anno fa, a curare una parte della profetica mostra andata in scena alla Triennale di Milano, Broken Nature; una mostra che era un appello a cambiare modo di vivere per sopravvivere sul pianeta Terra.
Stefano Mancuso l’ho ascoltato rapito per la sua visione delle piante.

Sì certo, le piante, e la natura in genere, stanno meglio se noi stiamo a casa e non inquiniamo, ma non è questo il punto, né l’obiettivo.
Il punto, ha spiegato il prof, è che il virus ci sta facendo vivere come fossimo delle piante.
La differenza principale fra un animale e un vegetale, infatti, è il movimento: gli animali sono “animati” e vanno in cerca del cibo per avere energia; le piante sono ferme e cercano nel terreno dove sono le risorse per crescere.
Ha detto Mancuso, sapendo di muoversi sul filo del paradosso; “come le piante, adesso siamo più attenti allo spazio che abitiamo, le nostre case sono più curate, abbiamo scoperto angoli che non sapevamo ci fossero, e riscoperto oggetti perduti.
E poi, non sprechiamo più cibo, o ne sprechiamo molto meno del 50 per cento che ci attribuiscono le statistiche.
Come le piante abbiamo moltiplicato gli strumenti della comunicazione: non potendoci muovere, abbiamo bisogno di essere connessi sempre. Per questo stiamo sempre sui social o in video telefonate.
Può sembrare una rivoluzione positiva, e in parte lo è. Ma Mancuso, che pure ama le piante evidentemente, non nasconde il prezzo che stiamo pagando per questa trasformazione.
Noi umani siamo animali sociali, ha detto, abbiamo bisogno degli altri per stare bene, abbiamo bisogno di vederli, toccarli, ascoltarli. “La creatività della nostra mente ha una origine sociale”.
E la morale è che le buone idee, le grandi idee, quelle che cambiano il mondo e che nel frattempo ci fanno stare bene, nascono dal contatto con gli altri.

Ci avete fatto caso che quando nacque Internet, o meglio il web, negli anni ‘90, tutti predissero che finalmente avremmo potuto vivere isolati sul cucuzzolo di una montagna connessi alla rete.
Ecco, è accaduto esattamente il contrario. E per una ragione precisa. Questa. Perché la rete è un formidabile strumento per stare connessi se non ci si può incontrare, per informarsi all’infinito, per comunicare, ma per essere felici abbiamo bisogno degli altri. Il digitale senza la parte fisica non basta. Perché senza gli altri siamo ogni giorno che passa infinitamente più poveri, di idee. Perché non siamo piante.
Ma quando finalmente usciremo “a riveder le stelle”, riprenderemo a sfruttare il pianeta o avremo la forza di costruire quel famoso mondo migliore di cui parliamo sempre?

Redazione Arga Toscana

Fonte: da STAZIONE FUTURO-Riccardo Luna -Repubblica

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