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I limoni di Pietrasanta e di Firenze usati nelle ville nobiliari toscane e nei drink

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Parlar di limoni in terra di Toscana sembra quasi inappropriato, invece le Ville delle famiglie Nobili Toscane abbondavano di questi frutti della natura. Alcuni di questi sono pregiati, se non pregiatissimi e soprattutto dal forte odore. C’è chi le sfrutta oggi anche negli apericena di particolari alberghi che desiderano presentare al cliente assolute novità, tra le quali anche i drink.

C’è una nicchia ancora presente a Pietrasanta e poi a Firenze. Oscar Tintori esperto di agrumi, toscanissimo con sede a Castellare di Pescia in provincia di Pistoia, ne descrive alcune qualità: il limone cedrato di Firenze e il Limone Ordinario fiorentino. Abbiamo scelto queste due qualità nelle centinaia di cultivar che Tintori gestisce con il suo Agrumi in Toscana.

“Nel XVI sec., con l’avvento della famiglia Medici, inizia a Firenze la coltivazione degli agrumi. Le varietà più rare e bizzarre diventano vanto collezionistico nobiliare e da Firenze la moda della coltivazione degli agrumi si espande in tutte le corti europee. A quell’epoca limoni, aranci, cedri e bergamotti oltre ad avere una funzione prevalentemente ornamentale, venivano usati anche per scopi medicinali e alimentari”.

LIMONE CEDRATO DI FIRENZE

Il Nati (1674) lo definisce ‘il più odoroso e soave fra tutti i Limoni da innestare, chiamato in vernacolo Cedrato’.
Questa cultivar fu introdotta nei giardini medicei fiorentini all’inizio del XVII sec. proveniente dalle campagne di Pietrasanta (LU), dove sembra si sia originata.
Targioni Tozzetti, nel 1780, riporta che fra i cedrati ‘per il suo grato odore è stimato superiore a tutti gli altri’.
Pianta di medio vigore, dal portamento assurgente e piuttosto irregolare. Ha rami spinosi, giovani germogli violacei e foglie ovali-ellittiche con margine dentato. Fiori violacei disposti a grappoli. I frutti sono di media grandezza con apice allungato ed appuntito e la buccia è corrugata e di colore giallo-dorato, odorosissima.

LIMONE ORDINARIO FIORENTINO

Si tratta probabilmente di una cultivar discendente dal “Femminello comune”, una delle prime varietà di limone introdotte in Italia.
Coltivata fin dal XVI sec. dalla famiglia Medici nei propri giardini, si è largamente diffusa in gran parte delle ville nobili toscane.
È sicuramente la specie principe fra tutti gli agrumi per la sua generosità nel produrre frutti tutto l’anno.
Grazie alle numerose fioriture, si trovano contemporaneamente sulla pianta frutti a diverso grado di maturazione.
È una varietà vigorosa dal portamento piuttosto assurgente, mediamente spinosa, molto produttiva.
Si caratterizza per i giovani germogli violaceo-purpurei, foglie ellittiche con picciolo non alato articolato con lamina fogliare, bocci violacei presenti sia a gruppi che isolati e fiori molto profumati.
Il frutto, di forma ellissoidale più o meno allungata, presenta una polpa acida di colore giallo pallido, dall’aroma delicato e dal succo abbondante.

a cura redazione Arga Toscana

Fonte: Oscar Tintori

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