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Sono tornate di moda le buchette del vino a Firenze

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LE BUCHETTE DEL VINO SONO REALTA’ A FIRENZE.

Il mondo scopre le buchette del vino.

A maggio, durante il lockdown, la gelateria Vivoli in pieno centro a Firenze ha la splendida idea di aprire la sua buchetta e servire caffè, bibite e gelati in piena modalità anti-contagio: un successo immediato, ripreso da altri tre esercizi, Babae in via Santo Spirito, Osteria delle Brache in piazza Peruzzi, Il Latini in via dei Palchetti.

Nel frattempo Diletta Corsini trova uno straordinario documento del 1634 che parla dell’uso degli “sportelli del vino” durante la peste a Firenze con finalità anti-contagio: la storia si ripete, è una notizia bomba. Ne parla Repubblica online e l’articolo ha un seguito incredibile.
Ai primi di agosto la giornalista inglese Phoebe Hunt si incuriosisce, intervista il presidente dell’associazione buchette del vino e pubblica un articolo su Business Insider, importante testata online con grande seguito in tutto il mondo. Il New York Post rilancia l’articolo ed è boom.

Nel mese di agosto esce in tutto il mondo la notizia della “riapertura delle buchette del vino a Firenze”. L’ associazione, i profili social e il sito sono sommersi di visite e di richieste di fotografie e interviste. Arrivano a Firenze anche alcune TV, tra cui CBS dagli Stati Uniti e BBC dall’Inghilterra. Nel solo mese di agosto, un centinaio di articoli e video, che sono stati rilanciati su Facebook e Instagram e raccolto nella pagina web della associazione in unarassegna stampa del sito.

E’ ritrovato in un libro del 1634 la più antica attestazione di vendita del vino dagli amati finestrini, sia pure nelle particolari condizioni imposte dell’epidemia…
Già, perché le buchette si prestano magnificamente al commercio “anticontagio”, oggi come ieri.

La buchetta di via dell’Isola delle Stinche che fin dall’inizio della pandemia è stata riaperta e riattivata dal Vivoli per la vendita di cappuccini e gelati in vaschetta e non di vino. Questo finestrino, come quello a lui vicino dell’Osteria delle Brache in Piazza Peruzzi, e quello di Babae in Santo Spirito, è stato un colpo indietro nel tempo: possiamo di nuovo sperimentare la funzione originaria delle buchette: il commercio a distanza. Obbligatorio, peraltro, durante il tempo di peste.
Nella Relazione del Contagio stato in Firenze l’anno 1630 e 1633 Francesco Rondinelli, studioso e accademico fiorentino – narra che durante la terribile epidemia che funestò l’intera Europa in due riprese, coloro che vendevano il vino dai propri palazzi – per evitare di contagiarsi entrando in contatto con gli acquirenti – ricevevano il pagamento non direttamente con le mani, ma con una paletta metallica e li mettevano subito a nell’aceto per disinfettarli.

Evitavano poi, per precauzione, di maneggiare i fiaschi portati dai clienti o di barattare i vuoti. Si poteva procedere in due modi: o il cliente acquistava il vino già infiascato attraverso il finestrino, o procedeva a riempire il proprio fiasco attraverso una cannella (cioè un tubicino metallico) alimentata da un recipiente posto all’interno. Va da se’ che il vinaio del palazzo doveva avervi già versato il contenuto di un fiasco riempito in cantina. Per gravità il vino arrivava al fiasco del compratore.
In questo testo così antico non si parla ancora di “buchetta” o di “finestrino” ma di un generico “sportello”.

La Relazione del contagio ebbe una riedizione nel 1714, mancante sia della Canzone di Francesco Rovai sia del Ragguaglio. In compenso essa conteneva un’aggiunta di tutte le più famose pestilenze scoppiate nel mondo e, nella Prefazione, una sintetica vita dell’autore, premiato per quest’opera dal granduca Ferdinando II de’Medici con la nomina a bibliotecario granducale e poi con quella a istitutore della futura granduchessa Vittoria della Rovere.

Diletta Corsini

a cura redazione di Arga Toscana

Fonte: Diletta Corsini da associazione culturale Buchette del Vino Firenze info@buchettedelvino.org ,
Carmela Adinolfi Repubblica

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