Kamut e grano Khorosan tra pubblicità e realtà un nuovo modo di promozione e i consumatori?

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Kamut leggenda o realtà? Kamut è un marchio registrato (come “Barilla” o “Mulino bianco”) della società americana Kamut International.

Questo tipo di frumento viene coltivato esclusivamente con agricoltura biologica negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan) e gestito dalla famiglia Quinn, proprietaria del marchio.
In Italia può essere importato e macinato solo da aziende e mulini autorizzati e i prodotti che riportano questo marchio sono sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.


Una strategia pubblicitaria spopola anche nel nostro Paese e soprattutto tra le persone che credono così di prendersi maggiormente cura della propria salute: si dice, le cose che fanno bene costano. Abbiamo così pasta di Kamut, pane, pizze e focacce con un sovrapprezzo per poter usufruire delle sue superlative proprietà, grissini e ora anche biscotti, cracker e via dicendo. Un kg di Kamut costa all’incirca 4 euro, praticamente il quadruplo dell’equivalente in grano duro. In giro per il mondo ci sono anche altre specie appartenenti a questa famiglia meno conosciute come il “Triticum”.

Quest’ultimo è anche chiamato «grano orientale» o grano Khorasan, dal nome della provincia dell’Iran dove ancora oggi si coltiva. Quante volte avete letto questo nome affiancato alla parola Kamut?
Qualsiasi agricoltore, anche in Italia, può seminare il grano Khorasan, ma non lo può chiamare Kamut in quanto marchio registrato. Il valore commerciale del suo raccolto finisce così per essere talmente basso da non ripagare gli svantaggi della coltivazione, tra cui principalmente le basse rese.

E’ interessante prendere atto che l’Italia è il maggiore paese coinvolto per la vendita commerciale del Kamut

La leggenda narra che chicchi di questo frumento furono ritrovati nelle tombe dei faraoni e da lì riportati in auge. E’ mai possibile far germogliare un chicco trovato dopo quattro mila anni?! Tra parentesi: pare che inizialmente gli antichi Egizi coltivassero farro e orzo, solo successivamente iniziò la coltivazione del grano. Comunque tutt’ora in Iran e altri paesi viene coltivato questo cereale..

Inoltre non possiamo tralasciare la non sostenibilità di questo alimento che per arrivare da noi deve sorvolare l’Oceano e arrivare in Belgio dove la società Ostara lo rivende a sua volta agli acquirenti autorizzati delle varie nazioni. Dunque zero Km zero.
Vogliamo tralasciare l’elemento che lo rende più famoso? Il Kamut è davvero adatto ad intolleranze ed è privo di glutine? Non è utilizzabile da chi soffre di celiachia o di intolleranza o sensibilità al glutine. Qualsiasi nutrizionista lo asserisce.

Non è ben chiaro se la fama in questo campo sia dovuta ad un errore o, più probabile, ad una scaltra strategia di marketing. La sua facile digeribilità e l’alta presenza in microelementi potrebbero essere spiegate dal fatto che non è mai stato sottoposto a ibridazioni industriali.

a cura redazione Arga Toscana

Fonte:

Green me, bressanini repubblica.it,
Eticamente.net

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