ll miele al tarassaco? No grazie, non è miele, è solo uno sciroppo, la replica di Alessandra Arrigoni una delle maggiori esperte toscane in apicoltura

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Lo avevamo scritto in un articolo poco tempo, il 26 gennaio in questo sito web, ovvero menzionando il miele vegano al tarassaco. Articolo nel quale si descriveva l’alternativa e l’essenzialità e le modalità di preparazione del miele vegano al tarassaco tratto da particolari fiori e non ottenuto dal lavoro delle api. Chi lo ha proposto e lo abbiamo accolto come un argomento libero, lo ha definito che non doveva sfruttare il lavoro delle piccole lavoratrici le quali secondo e sempre questa tesi il miele o composto da esse prodotto, serve per le loro necessità alimentari invernali e non per trarne alcuni benefici diverse ovvero di sfruttamento.

Ma su questa tesi entra in campo e contro replica con decisione Alessandra Arrigoni una delle maggiori esperte regionali del settore di apicoltura. Apicultrice Toscana ormai da anni, autrice di libri e soprattutto divulgatrice della teoria che le api sono invece trattate come figli dell’allevatore e non sfruttate, e dunque ribalta questa tesi con precise argomentazioni:


” Il miele al tarassaco, lo vendono come miele vegano, facciano pure. Ma lo chiamano miele ma non lo è. E’ improprio chiamarlo così” afferma Alessandra Arrigoni : “È solo uno sciroppo di infuso di tarassaco. Per di più con zucchero cotto che produce hmf che può insinuarsi fino a procurare noie al fegato; Hmf è la sigla che sta per hidrossimetilfurfurale. Una sostanza di degradazione degli zuccheri che si produce in cottura. Magari è anche buono al gusto e magari utilizzabile in cucina. Ma non è miele, neanche parente”.

E poi rivolti ai vegani:” Perché sono convinti che sfruttare il lavoro delle api è il male. Il mio parere è che sono necessarie talvolta e non privarsi del tutto di proteine animali. Se ne può fare a meno in gran parte ma il veganismo talvolta giunge e supera ogni limite”.

Racconta e conclude Arrigoni: “Le api in natura sarebbero diversissime, come animali da reddito, c’è un rapporto di scambio con l’apicoltore, è ovvio. Quello che produce una famiglia per l’apicoltore, lo farebbero per se stesse tre famiglie più piccole in cui si dividerebbe lasciandole stare. Per contro su tre famiglie ne sopravvivrebbe una massimo due. L’apicoltore gestisce le api garantendo loro la sopravvivenza, ma ne regola la riproduzione ottenendo un prodotto per sostenersi. Le api selvatiche sono praticamente estinte ormai. Esistono solo le api domestiche e gli apoidei selvatici. Non ce ne sono altre”.

a cura Redazione ArgaToscana

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