Pane e pasta, lievitano i prezzi, mentre si va al blocco trasporti, 70 mila Tir sono già in stand by per il caro carburante, si ipotizzano rischi per il rifornimento alimentare

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Caro-bollette e forte rincaro delle materie prime sono le cause e lievitano il prezzo di prodotti di largo consumo, come il pane e la pasta.

Lo afferma Assoutenti, che avverte: sul loro valore inciderà anche l’andamento del conflitto tra Russia e Ucraina per effetti tra il +15% e il +30%. Sulla stessa linea Coldiretti ha lanciato l’allarme riguardo al prezzo del grano,

che aumenta di 13 volte e ricade poi sulle tasche dei consumatori.
Un chilo di grano tenero in Italia ha raggiunto il valore massimo di 40 centesimi, ha evidenziato Coldiretti, e ciò perchè influenzato dalle quotazioni internazionali. Diverso è per il pane, che evidenzia un’estrema variabilità dei prezzi lungo la penisola, perché su di esso influiscono per il 90% anche altri fattori come l’energia, l’affitto degli immobili ed il costo del lavoro piuttosto che la materia prima agricola.
L’analisi di Assoutenti ha messo a confronto i listini di pane e pasta nelle principali città italiane, per capire come i rincari scattati da gennaio abbiano influito sui prezzi al dettaglio. La città di Ferrara è il luogo dove il prezzo si è alzato in fretta e in altre città si sta registrando lo stesso fenomeno. Ma già a Firenze il pane costa più caro rispetto che in provincia, ma anche nelle altre città capoluogo della Toscana ci sono analoghi casi di prezzo all’insù. Quanto durerà tutto quanto non è lecito saperlo, mentre c’è il rischio del rifornimento alimentare derivato
dal fatto che in questi giorni almeno 70 mila Tir sono fermi in tutta Italia per una protesta spontanea che ha tutte le sembianze di una forma di autotutela dopo il diniego allo sciopero degli autotrasportatori bocciato dalla Commissione di garanzia che in questi ultimi giorni l’aveva definito illegittimo.
Resta confermato lo sciopero del 19 marzo.

Ma la considerazione intanto è questa: con l’attuale livello di prezzi del carburante meglio tenere il proprio autoarticolato fermo ai box rispetto al trasporto della merce a destinazione. Il costo del viaggio non ripaga più le aziende di trasporto che, non a caso, chiedono di comprimere fortemente il peso delle accise, cioè le tasse connesse all’acquisto di benzina e gasolio.

Quello che sta avvenendo è paragonabile allo choc petrolifero del 1973 successivo alla guerra del Kippur tra Israele ed Egitto. Il prezzo del gasolio finì col salire a un prezzo stellare in poco tempo. Nacquero le politiche di austerity: la necessità di congelare i consumi, risparmiare carburante, dissipare meno soldi e nacquero le domeniche a piedi.

a cura redazione ArgaToscana

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