Toscana, la DOP economy supera 1,3 miliardi di euro. Novanta denominazioni e un patrimonio agroalimentare che guarda al mondo
Dal vino all’olio extravergine, dai formaggi ai prodotti della tradizione: le Indicazioni Geografiche rappresentano uno dei principali motori dell’economia regionale. Il rapporto ISMEA presentato a BuyFood Toscana 2026 fotografa un sistema produttivo da 5,5 miliardi di euro, con 3,6 miliardi di export, il 33,1% della superficie agricola destinata al biologico e un’agricoltura sempre più caratterizzata dall’imprenditoria femminile.
La Toscana consolida il proprio ruolo di primo piano nel panorama agroalimentare italiano ed europeo, facendo della qualità delle produzioni, del legame con il territorio e della tutela delle denominazioni uno dei principali fattori di competitività. La sua DOP economy supera infatti 1,32 miliardi di euro, con 1,14 miliardi riconducibili al comparto vitivinicolo e 187 milioni al settore alimentare. Un risultato che si inserisce in un sistema agroalimentare regionale dal valore complessivo di 5,5 miliardi di euro e che coinvolge oltre 16.700 operatori impegnati nelle filiere delle Indicazioni Geografiche.
A raccontare la consistenza economica e produttiva di questo patrimonio è il rapporto ISMEA elaborato per BuyFood Toscana 2026 e presentato il 29 ottobre nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze, durante il convegno «Agricoltura toscana: modello di buon vivere. Radici, qualità e valore delle produzioni DOP e IGP».
Un patrimonio che vede la Toscana al primo posto in Italia per numero di riconoscimenti legati alle produzioni certificate, con 90 denominazioni di origine tra cibo e vino, alle quali si aggiungono due bevande spiritose a Indicazione Geografica. Un primato che non rappresenta soltanto un elemento di prestigio, ma una concreta risorsa economica, culturale e sociale, capace di sostenere le imprese, valorizzare le aree rurali e mantenere vivo il rapporto tra agricoltura, paesaggio e comunità locali.
Il valore delle Indicazioni Geografiche: il vino traina la DOP economy
I dati presentati da ISMEA confermano la solidità del sistema toscano delle Indicazioni Geografiche. Il patrimonio certificato comprende 32 denominazioni del comparto food, equamente suddivise tra 16 DOP e 16 IGP, 58 denominazioni vitivinicole e due bevande spiritose IG.
Il vino rappresenta il principale motore economico della DOP economy regionale, con un valore di 1,139 miliardi di euro alla produzione, che colloca la Toscana al terzo posto in Italia per impatto economico del vino a Indicazione Geografica.
Anche il comparto alimentare esprime risultati significativi. Il valore alla produzione delle IG del food raggiunge infatti 187 milioni di euro, collocando stabilmente la regione tra le prime dieci realtà nazionali. Un settore che conta 11.327 operatori e che si caratterizza per la varietà delle produzioni, la qualità delle materie prime e la capacità di mantenere un forte legame con le tradizioni locali.
Oltre il 70% del valore economico del paniere alimentare si concentra in tre filiere principali: prodotti a base di carne, che rappresentano il 28% del totale con 53 milioni di euro; prodotti da forno e dolciari, con il 25% e 47 milioni; formaggi, che incidono per il 20%, pari a 37 milioni di euro.
Importante anche il contributo dell’olio extravergine di oliva, che raggiunge il 18% del valore complessivo, con 34 milioni di euro e una crescita del 9,4% nell’ultimo anno.
Cinque prodotti, in particolare, concentrano da soli l’84% del valore totale delle Indicazioni Geografiche alimentari toscane. Si tratta dei Cantuccini Toscani IGP, con 40 milioni di euro, secondo prodotto dolciario IG in Italia; del Pecorino Toscano DOP, con 35 milioni; del Prosciutto Toscano DOP, con 34 milioni; dell’Olio Toscano IGP, con 32 milioni, in crescita dell’8,9% in valore e del 9,5% in volume; e della Finocchiona IGP, che raggiunge i 15 milioni di euro.
Numeri che dimostrano come la reputazione delle denominazioni possa tradursi in valore economico lungo tutta la filiera, dalla produzione agricola alla trasformazione, fino alla commercializzazione e alla promozione sui mercati.
Export agroalimentare: 3,6 miliardi di euro e una forte presenza internazionale
La dimensione internazionale rappresenta uno dei punti di forza dell’agroalimentare toscano. L’export regionale raggiunge i 3,6 miliardi di euro, pari al 5% delle esportazioni agroalimentari italiane e al 4,7% del totale delle merci esportate dalla Toscana.
Il quadro, tuttavia, presenta anche alcune criticità. Nel 2025 le esportazioni agroalimentari regionali hanno registrato una contrazione del 7,8%, in controtendenza rispetto alla crescita del 4,9% rilevata a livello nazionale per il settore agroalimentare e all’incremento del 21,3% dell’export toscano complessivo, trainato soprattutto dalla manifattura.
A incidere sull’andamento sono state le incertezze geopolitiche, le barriere tariffarie introdotte negli Stati Uniti, mercato dal quale dipende quasi un quarto delle vendite toscane, e il fisiologico ridimensionamento dei prezzi dell’olio extravergine di oliva dopo i rincari eccezionali del 2024, determinati dalla scarsità di prodotto.
Nonostante la flessione, le produzioni regionali continuano a distinguersi per qualità e posizionamento commerciale. Un dato particolarmente significativo riguarda i prezzi medi all’esportazione: in sette categorie merceologiche su undici i prodotti toscani superano la media nazionale. Tra queste figurano i vini fermi in bottiglia, i formaggi stagionati e i prodotti di panetteria e pasticceria.
Stati Uniti, Germania e Francia rappresentano complessivamente il 44,8% delle vendite estere regionali. Gli USA sono il primo mercato di riferimento, con il 23,2% dell’export toscano e oltre l’11,2% del valore del food & wine italiano destinato a questo Paese.
Particolarmente rilevante è la posizione dell’olio extravergine di oliva italiano, nel quale le produzioni a trazione toscana presidiano il 36,9% delle quote di importazione statunitensi, con prezzi medi superiori del 15% rispetto ai concorrenti spagnoli e tunisini.
La Germania, che assorbe il 13,4% dell’export toscano, rappresenta un altro mercato strategico. Qui i prodotti da forno e di pasticceria regionali sono il secondo fornitore estero, con una quota del 16,3% del mercato. La stessa posizione viene raggiunta da salumi e insaccati, con il 23,7%, mentre i formaggi stagionati si collocano al terzo posto, con l’11,2%.
Un quadro positivo emerge anche considerando esclusivamente le Indicazioni Geografiche del comparto alimentare, il cui export raggiunge 91 milioni di euro.
Il 53% del valore è destinato ai Paesi extraeuropei. Gli Stati Uniti guidano la classifica con 34 milioni di euro, seguiti dal Regno Unito con 6 milioni e dal Canada con 4 milioni. Il restante 47% è diretto verso i mercati dell’Unione Europea, con la Germania in testa a 31 milioni di euro, seguita da Francia, con 3 milioni, e Paesi Bassi, con 2 milioni.
Tra le produzioni certificate esportate, l’olio extravergine di oliva rappresenta il 46% del valore, seguito dai prodotti a base di carne, con il 25%, e dai prodotti dolciari e di panetteria, con il 24%.
Sono dati che confermano la capacità delle denominazioni di distinguersi sui mercati internazionali, grazie a un’identità produttiva riconoscibile e a un rapporto consolidato tra qualità, origine e reputazione.
Un’agricoltura sempre più sostenibile, biologica e al femminile
Dietro i risultati economici si trova un tessuto produttivo articolato, composto da 41.500 imprese e circa 67.000 addetti tra attività agricole e laboratori industriali.
Tra gli elementi che caratterizzano il modello toscano emerge il ruolo dell’imprenditoria femminile. Il 30,4% delle aziende agricole regionali è infatti guidato da donne, una percentuale superiore alla media nazionale, che si attesta al 27,8%.
Il sistema produttivo presidia complessivamente 549.000 ettari di territorio, destinati per circa due terzi a cereali e foraggi e per un quarto agli oliveti e ai vigneti che caratterizzano il paesaggio regionale.
Ma è soprattutto sul fronte della sostenibilità ambientale che la Toscana registra uno dei risultati più significativi.
Con 238.000 ettari coltivati secondo il metodo biologico, la superficie agricola biologica raggiunge il 33,1% della SAU regionale, contro una media nazionale del 19,4%. Una percentuale che colloca la regione in una posizione di avanguardia nel percorso verso la transizione ecologica e che supera già oggi, con largo anticipo, gli obiettivi europei fissati per il 2030.
A sostenere questo modello contribuiscono 13 distretti biologici e una filiera che si colloca al secondo posto in Italia per numero di aziende integrate tra coltivazione e trasformazione.
La diffusione del biologico non riguarda soltanto le modalità di produzione, ma si inserisce in una visione più ampia di tutela del territorio, delle risorse naturali e della biodiversità. Un approccio che trova nelle produzioni certificate un ulteriore strumento di valorizzazione, soprattutto quando la qualità del prodotto è strettamente legata alle caratteristiche ambientali e paesaggistiche delle aree di origine.
Agriturismo, il primato italiano della Toscana
Agricoltura, enogastronomia e turismo costituiscono in Toscana un sistema sempre più integrato. La regione si conferma infatti la prima in Italia per offerta agrituristica, con 5.859 strutture, che rappresentano oltre il 22% del totale nazionale.
Un patrimonio ricettivo che non si limita all’ospitalità, ma contribuisce direttamente alla promozione delle produzioni agricole e delle identità locali. La metà delle strutture agrituristiche produce direttamente prodotti DOP o IGP, mentre oltre il 40% opera secondo il metodo biologico.
I numeri relativi alla domanda turistica confermano l’attrattività del modello: 1,4 milioni di arrivi e oltre 5 milioni di presenze, per più del 70% internazionali.
Il visitatore che sceglie la Toscana cerca sempre più spesso esperienze autentiche, capaci di mettere in relazione paesaggio, cultura, cucina e produzioni locali. In questo contesto, l’agriturismo diventa un elemento strategico per la promozione delle filiere agricole, per la vendita diretta e per la diffusione della conoscenza dei prodotti del territorio.
Il rapporto tra agricoltura e turismo rappresenta inoltre una risorsa importante per le aree interne, dove l’attività agricola e l’accoglienza rurale contribuiscono a mantenere vivi i borghi, sostenere l’occupazione e contrastare l’abbandono del territorio.
Dal gusto al benessere: il valore della qualità molecolare degli alimenti
Accanto ai numeri economici, BuyFood Toscana 2026 ha dedicato spazio al rapporto tra alimentazione, salute e qualità delle produzioni. Un tema affrontato nel talk «Dal gusto alla destinazione: un viaggio nel viaggio», che ha visto la conduttrice televisiva Licia Colò dialogare con l’assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Marras sul principio del «fare bene fa bene».
Una riflessione che lega la cura della terra, la tutela del paesaggio e la qualità degli alimenti alla salute delle persone e al benessere delle comunità.
A portare una testimonianza dal mondo della cucina è stato lo chef Simone Cipriani, mentre il professor Pier Luigi Rossi, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e docente dell’Università di Siena, ha approfondito il concetto di «qualità molecolare» del cibo.
L’attenzione si è concentrata sul ruolo delle molecole bioattive, tra cui polifenoli e antiossidanti, presenti negli alimenti e considerate importanti per i processi di prevenzione e per la salute dell’organismo.
L’approccio proposto invita ad andare oltre il semplice conteggio delle calorie, per considerare la composizione degli alimenti e il valore nutrizionale delle sostanze che contengono. La qualità del cibo, in questa prospettiva, è strettamente connessa alla qualità del suolo, alla vitalità degli ecosistemi e alle pratiche agricole adottate.
È proprio nel rapporto tra ambiente, coltivazione e prodotto finale che si inserisce il valore del terroir delle DOP e delle IGP toscane: un patrimonio che non riguarda soltanto l’origine geografica, ma comprende conoscenze, pratiche produttive e caratteristiche del territorio.
Il progetto SOFIG: misurare e valorizzare la sostenibilità delle filiere DOP e IGP
La sostenibilità delle produzioni certificate è stata al centro anche dell’intervento del professor Giovanni Belletti dell’Università di Firenze, che ha presentato il progetto SOFIG, sostenuto dalla Regione Toscana e realizzato con il coinvolgimento della Fondazione PIN di Prato e di 14 Consorzi di tutela.
L’iniziativa punta a fornire alle filiere DOP e IGP strumenti e parametri oggettivi e condivisi per misurare e certificare le buone pratiche ambientali e sociali adottate dalle imprese.
L’obiettivo è trasformare la sostenibilità da principio generale a elemento concreto e verificabile, capace di rafforzare la competitività delle produzioni certificate. Un aspetto particolarmente importante anche alla luce delle crescenti richieste europee in materia di rendicontazione ambientale e sociale.
Per i Consorzi di tutela si apre così la possibilità di integrare la tradizionale attività di salvaguardia delle denominazioni con strumenti in grado di documentare il contributo delle filiere alla tutela delle risorse naturali, alla responsabilità sociale e allo sviluppo sostenibile.
Un percorso che può diventare un ulteriore elemento distintivo sui mercati internazionali, dove la qualità del prodotto è sempre più spesso valutata insieme alla sostenibilità dei processi produttivi.
Le Indicazioni Geografiche come presidio delle aree interne e montane
Il valore delle denominazioni non si misura soltanto attraverso fatturato ed esportazioni. Le DOP e le IGP svolgono infatti una funzione fondamentale anche nella conservazione delle economie locali, soprattutto nelle aree interne e montane.
Il tema è stato approfondito da Sara Turchetti di IRPET, che ha illustrato il ruolo delle Indicazioni Geografiche nel contrasto allo spopolamento e all’abbandono dei territori più fragili.
In molte realtà della Toscana, le produzioni certificate rappresentano un presidio economico e identitario. Mantengono attive le aziende agricole, sostengono le attività di trasformazione, preservano saperi tradizionali e contribuiscono alla conservazione del paesaggio rurale.
La loro efficacia aumenta quando la tutela della denominazione si inserisce in un sistema di relazioni territoriali, fondato sulla cooperazione tra imprese, istituzioni e comunità locali, sulla presenza di servizi diffusi e sullo sviluppo del turismo enogastronomico.
Il riconoscimento di origine, quindi, non è soltanto uno strumento di protezione commerciale, ma può diventare un fattore di sviluppo territoriale, capace di generare opportunità anche nelle aree lontane dai principali circuiti economici e turistici.
I Consorzi di tutela celebrano una storia di qualità: dagli anniversari trentennali ai primi dieci anni
La giornata di BuyFood Toscana ha rappresentato anche un’occasione per riconoscere il lavoro svolto dai Consorzi di tutela nella difesa delle denominazioni e nella promozione delle produzioni certificate.
La cerimonia ha celebrato anniversari compresi tra i dieci e i trent’anni, sottolineando il valore della continuità e dell’impegno collettivo che accompagna la crescita delle Indicazioni Geografiche.
Hanno raggiunto il traguardo dei trent’anni sei realtà rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano: Pecorino Toscano DOP, Prosciutto Toscano DOP, Pecorino Romano DOP, Farro della Garfagnana IGP, Marrone del Mugello IGP e Fungo di Borgotaro IGP/DOP.
Un riconoscimento per i venticinque anni è stato attribuito ai Salamini Italiani alla Cacciatora DOP.
Quindici anni di tutela sono stati invece celebrati dalla Farina di Castagne della Lunigiana DOP e dall’Olio Extravergine di Oliva Seggiano DOP.
Infine, il primo decennio di riconoscimento ha riguardato tre produzioni che negli ultimi anni hanno consolidato la propria presenza nel panorama delle eccellenze italiane: Cantuccini Toscani IGP, attraverso AssoCantuccini, Pane Toscano DOP e Mortadella di Prato IGP.
Anniversari che raccontano storie diverse, ma accomunate dalla capacità di costruire nel tempo un’identità riconoscibile, tutelare le caratteristiche originarie dei prodotti e rafforzare il rapporto tra produttori e territorio.
BuyFood Toscana 2026: oltre 600 incontri con buyer internazionali
L’ottava edizione di BuyFood Toscana, in programma tra il 28 e il 29 ottobre, ha affiancato al momento di approfondimento economico e scientifico un’importante attività di promozione commerciale.
Al Palazzo degli Affari di Firenze si sono svolti oltre 600 incontri BtoB tra 58 produttori regionali selezionati attraverso un apposito bando e 45 buyer internazionali provenienti da 20 Paesi. Tra questi ultimi, 27 erano nuovi importatori alla loro prima partecipazione alla manifestazione.
Un’occasione di confronto diretto tra le imprese toscane e gli operatori esteri, finalizzata a favorire nuove relazioni commerciali e ampliare le opportunità di presenza sui mercati internazionali.
Il programma è stato arricchito da cinque tour sul territorio, organizzati dal sistema camerale e dal Consorzio Olio DOP Chianti Classico, per far conoscere direttamente ai buyer le realtà produttive e le caratteristiche delle filiere regionali.
La promozione delle eccellenze non si è fermata agli incontri professionali. Fino al 1° novembre è in programma la «Settimana dei Prodotti DOP e IGP Toscani in 100 ristoranti», realizzata in collaborazione con l’associazione QuORe, iniziativa che coinvolge il mondo della ristorazione nella valorizzazione delle produzioni certificate.
Dal 29 al 31 ottobre, inoltre, la stampa nazionale specializzata è stata coinvolta in un press tour in Maremma, dedicato alla conoscenza di alcune delle principali realtà agricole e agroalimentari del territorio. Il percorso comprende visite a filiere biologiche, caseifici, frantoi storici e all’Azienda Regionale Agricola di Alberese.
La manifestazione è promossa dalla Regione Toscana in accordo con la Camera di Commercio di Firenze, organizzata da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, con la collaborazione della rete di Vetrina Toscana, il progetto regionale realizzato insieme a Unioncamere Toscana per la promozione del turismo enogastronomico, sotto la regia di Toscana Promozione Turistica e con il supporto di Fondazione Sistema Toscana.
La qualità come strategia per il futuro dell’agroalimentare toscano
Dai dati presentati a Firenze emerge il ritratto di un’agricoltura che ha saputo costruire nel tempo un sistema produttivo fortemente caratterizzato dalla qualità, dalla riconoscibilità delle proprie produzioni e dal rapporto con il territorio.
La forza della Toscana non risiede soltanto nel numero delle sue denominazioni o nel valore economico del vino e del cibo certificato. Risiede anche nella capacità di integrare agricoltura, tutela ambientale, turismo, cultura gastronomica e sviluppo delle comunità rurali.
Le 90 denominazioni, i 3,6 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari, la crescita del biologico e il primato nazionale nell’agriturismo raccontano un modello che continua a rappresentare un riferimento nel panorama italiano.
Non mancano le criticità, a partire dalla contrazione dell’export registrata nel 2025 e dalle incertezze che interessano alcuni mercati strategici. Proprio per questo diventa fondamentale rafforzare la promozione internazionale, sostenere le imprese, investire nella sostenibilità e consolidare il ruolo dei Consorzi di tutela.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare il patrimonio di qualità e reputazione costruito dalle filiere toscane in nuove opportunità economiche, senza perdere ciò che rende queste produzioni uniche: il legame con la terra, il rispetto delle tradizioni e la capacità di raccontare, attraverso ogni prodotto, l’identità dei territori da cui proviene.
È in questa relazione tra origine, qualità e responsabilità verso il futuro che la DOP economy toscana trova la propria forza.
Una mia valutazione editoriale: per ARGA Toscana sceglierei proprio questo taglio. Non è più la cronaca di un convegno né la riproposizione di un comunicato di BuyFood, ma un approfondimento sul sistema agroalimentare regionale, nel quale BuyFood diventa l’occasione per raccontare un fenomeno economico e territoriale molto più ampio.
Ho mantenuto i dati del documento originale, senza introdurre statistiche esterne o attribuire dichiarazioni non presenti nel testo. Prima della pubblicazione farei soltanto un ultimo controllo redazionale delle cifre e delle denominazioni riportate nel rapporto ISMEA.
