Cantine toscane, nel 2025 ricavi quasi stabili ma margini in calo: le piccole imprese sotto pressione
Presentata a Firenze l’analisi di 130 società vitivinicole realizzata dal Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa. Nel 2025 il fatturato complessivo si attesta a 1,431 miliardi di euro, ma peggiorano gli indicatori di redditività. La strada per affrontare la crisi passa dal controllo dei costi, dalla solidità finanziaria e da una strategia di lungo periodo.
Il vino toscano conserva un importante peso economico, ma deve fare i conti con un mercato in trasformazione, margini più ridotti e nuove esigenze di gestione aziendale. È il quadro emerso dall’incontro di educazione finanziaria I bilanci del vino, che si è svolto venerdì 23 ottobre nella Sala del Gonfalone del Consiglio regionale della Toscana, a Firenze, promosso dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dalla Delegazione Toscana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino.
Al centro dei lavori, i primi risultati di un’indagine condotta dal Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa su 130 società vitivinicole toscane. Una fotografia che offre elementi concreti per comprendere l’andamento economico del comparto e le difficoltà che le imprese sono chiamate ad affrontare.
A emergere è soprattutto un dato: il fatturato complessivo rimane sostanzialmente stabile, ma la redditività arretra. Una dinamica che invita a guardare oltre i volumi di vendita e a interrogarsi sulla capacità delle aziende di generare valore, sostenere gli investimenti e mantenere un equilibrio finanziario nel tempo.
I numeri delle cantine toscane: 1,431 miliardi di ricavi nel 2025
L’analisi presentata da Luca Castagnetti, del Centro Studi Management DiVino di Studio Impresa, prende in esame 130 società, sulla base dei bilanci disponibili per il periodo 2023-2025. Il campione comprende 118 imprese private e 12 cooperative; 112 società sono classificate come agricole e 18 come industriali.
Il fatturato complessivo del campione ha raggiunto nel 2025 1 miliardo e 431 milioni di euro, con una flessione dello 0,2% rispetto al 2024, ma un incremento del 2,2% rispetto al 2023.
La sostanziale tenuta dei ricavi non deve tuttavia nascondere le difficoltà sul fronte dei margini. Nel 2025 l’EBITDA, indicatore della redditività operativa prima di interessi, imposte e ammortamenti, si è attestato al 21,24%, in diminuzione di 2,05 punti percentuali rispetto al 23,29% del 2024. Anche l’EBIT, che misura il risultato operativo dopo gli ammortamenti, è sceso dal 14,70% al 12,27%, con una contrazione di 2,43 punti percentuali.
La pressione sulla redditività riguarda una parte significativa delle aziende esaminate: secondo i dati presentati, il margine EBITDA è peggiorato per circa il 63% del campione. Inoltre, il numero delle imprese con EBIT negativo è passato da 44 a 50.
Il quadro, però, non è uniforme. Sessantaquattro società hanno aumentato i ricavi, ma soltanto 28 di queste sono riuscite a migliorare anche il margine. Il dato evidenzia una questione centrale per il settore: vendere di più non significa necessariamente guadagnare di più.
Le piccole cantine sono le più esposte
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda le differenze tra le imprese in base alla dimensione del fatturato. La distribuzione del campione mostra un tessuto produttivo composto in larga parte da realtà di dimensioni contenute: 81 società registrano ricavi inferiori a 5 milioni di euro, 27 si collocano tra 5 e 10 milioni, otto tra 10 e 20 milioni, otto tra 20 e 50 milioni e sei superano i 50 milioni.
Sono soprattutto le aziende più piccole a mostrare le maggiori difficoltà nel mantenere la redditività.
Per le imprese con ricavi inferiori a 5 milioni di euro, l’EBITDA è sceso dall’11,72% del 2024 all’8,26% del 2025. Per la fascia tra 5 e 10 milioni, il margine è passato dal 18,67% al 14,67%; per quella tra 10 e 20 milioni, dal 16,24% al 12,64%.
La situazione è particolarmente delicata per le realtà sotto i 5 milioni di fatturato: il loro EBIT, già negativo nel 2023 e nel 2024, è peggiorato ulteriormente, passando dal -3,41% al -9,03%.
Diverso l’andamento delle società con ricavi tra 20 e 50 milioni di euro, che nel 2025 hanno migliorato il proprio EBITDA, salito dal 21,56% al 22,52%, e mantenuto l’EBIT in crescita fino al 16,52%.
Anche le imprese con oltre 50 milioni di ricavi conservano margini superiori alla media, sebbene in diminuzione: l’EBITDA è passato dal 29,37% al 27,43%, mentre l’EBIT è sceso dal 21,60% al 19,53%.
I dati suggeriscono quindi che la dimensione aziendale e la capacità di presidiare costi, processi e mercati rappresentino elementi importanti per affrontare una fase economica complessa. Non si tratta di una regola assoluta, ma di una differenza strutturale che merita attenzione, soprattutto per le piccole e medie imprese del territorio.
Il mercato cambia e il vino toscano deve adattarsi
La difficoltà delle cantine non può essere letta soltanto attraverso i bilanci. Alla base della pressione sui risultati concorrono trasformazioni dei mercati e dei consumi che interessano il settore a livello internazionale.
Nel quadro richiamato durante la presentazione figurano la contrazione degli scambi e le barriere commerciali, la perdita di potere d’acquisto dei consumatori, il cambiamento delle preferenze verso bevande alternative e vini con gradazioni alcoliche più contenute, oltre alla minore attrattività del vino per alcune fasce giovani della popolazione.
A questi fattori si aggiunge il rischio geografico legato al cambiamento climatico, che può rendere alcune aree viticole meno adatte alla produzione di uve di qualità.
Per la Toscana, regione fortemente caratterizzata dai vini rossi, queste dinamiche rappresentano una sfida particolarmente rilevante. Il comparto è chiamato a difendere il valore delle proprie produzioni e, allo stesso tempo, a comprendere come cambiano la domanda, i canali commerciali e le aspettative dei consumatori.
La capacità di adattamento diventa quindi decisiva. Storia, territorio e posizionamento delle aziende sono fattori che non possono essere modificati rapidamente; competenze manageriali, organizzazione e strumenti di controllo, invece, possono essere sviluppati e migliorati.
La solidità finanziaria come punto di partenza
È proprio su questo aspetto che Castagnetti ha concentrato la parte propositiva del suo intervento. Nei momenti di difficoltà del mercato, la priorità non è soltanto individuare nuovi sbocchi commerciali o investire in nuovi prodotti, ma garantire la continuità finanziaria dell’impresa.
Liquidità e disponibilità di cassa sono la base che consente di sostenere le attività quotidiane, affrontare gli imprevisti e realizzare i cambiamenti necessari. Senza flussi finanziari adeguati, anche le migliori strategie di sviluppo rischiano di non essere realizzabili.
Da qui derivano alcune azioni concrete suggerite alle imprese: confrontare i propri risultati con quelli delle aziende che ottengono performance migliori; ridurre il capitale circolante netto attraverso una gestione più attenta degli incassi, delle scorte e degli accordi con i fornitori; rinegoziare, quando necessario, le scadenze dei finanziamenti per alleggerire gli assorbimenti di cassa; valutare infine la cessione di attività e beni non strategici rispetto agli obiettivi aziendali.
L’analisi dei bilanci non deve dunque limitarsi a un adempimento contabile. Deve diventare uno strumento per comprendere tempestivamente le criticità e orientare le decisioni.
Castagnetti ha inoltre richiamato l’importanza di un piano strategico a cinque anni, con obiettivi di sviluppo commerciale, scelte precise sui prodotti e sui mercati, una migliore organizzazione dei processi e competenze adeguate. La pianificazione dovrebbe comprendere tappe annuali e verifiche periodiche dei risultati, mantenendo la continuità finanziaria come condizione essenziale per realizzare il progetto.
Controllo di gestione e costi: conoscere il valore di ogni bottiglia
L’importanza della gestione economica è stata approfondita anche da Davide Gaeta, professore dell’Università di Verona, che ha posto l’attenzione sullo stato patrimoniale e sul controllo di gestione come strumenti fondamentali per valutare la solidità aziendale, la sostenibilità degli investimenti e la redditività delle produzioni.
Una lettura integrata del bilancio permette di comprendere la consistenza del patrimonio netto, la struttura finanziaria e la capacità dell’impresa di sostenere gli investimenti nel tempo. Altrettanto importante è conoscere il costo effettivo delle attività, dal vigneto alla cantina, fino al marketing e alla commercializzazione.
Analizzare i diversi centri di costo consente di calcolare il costo pieno dei prodotti e di individuare il margine reale generato da ciascuna referenza. Il controllo puntuale di costi e ricavi permette inoltre di determinare il punto di pareggio, o break-even point: il livello minimo di vendite necessario per raggiungere l’equilibrio economico.
Si tratta di informazioni preziose per decidere quali prodotti valorizzare, quali processi rendere più efficienti e dove concentrare le risorse. In un mercato in cui i ricavi possono rimanere stabili mentre la redditività diminuisce, conoscere con precisione la struttura dei costi diventa una condizione essenziale per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’impresa.
Anche il sistema bancario può contribuire a questo percorso. Emanuele Fontana, coordinatore Agricoltura di Crédit Agricole Italia, ha sottolineato il ruolo degli istituti di credito nel sostenere le aziende non soltanto attraverso il finanziamento, ma anche mediante attività di consulenza e accompagnamento nella gestione economica e finanziaria.
Un settore da accompagnare verso una gestione più consapevole
Ad aprire il convegno erano stati i saluti istituzionali di Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, che ha richiamato la necessità di sostenere le imprese regionali valorizzandone qualità, innovazione e vocazione all’esportazione. Tra gli strumenti di promozione del sistema produttivo toscano ha ricordato iniziative come Buy Wine e Buy Tuscany, occasioni di incontro tra aziende e operatori internazionali.
Donatella Cinelli Colombini, delegata Toscana dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, ha evidenziato l’importanza della cultura economica e finanziaria per conoscere meglio le proprie aziende, tutelarne il valore e assumere decisioni più consapevoli in una fase segnata dal cambiamento dei consumi, dei mercati e dei costi.
Rosario Di Lorenzo, presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, ha infine sottolineato il valore del confronto tra ricerca, competenze manageriali e mondo produttivo, affinché il settore vitivinicolo possa affrontare le trasformazioni in atto con strumenti adeguati e una visione di lungo periodo.
Dai numeri alle decisioni: la sfida per il futuro del vino toscano
L’indagine presentata a Firenze restituisce una fotografia articolata: le cantine toscane mantengono un fatturato complessivo importante, ma la contrazione dei margini mostra quanto sia diventato complesso trasformare i ricavi in redditività. Le difficoltà risultano particolarmente evidenti tra le imprese più piccole, mentre altre realtà dimostrano che è possibile crescere e migliorare i risultati anche in un contesto sfavorevole.
I dati presentati sono preliminari e il campione sarà ampliato per approfondire le dinamiche del settore, anche a livello nazionale. Costituiscono tuttavia già un punto di partenza significativo per riflettere sulla necessità di affiancare alla qualità produttiva una gestione sempre più attenta delle risorse economiche e finanziarie.
Per le aziende vitivinicole, la sfida non riguarda soltanto la capacità di vendere il proprio vino, ma anche quella di conoscere i costi, proteggere la liquidità, scegliere i mercati più adatti e programmare gli investimenti. Una maggiore cultura finanziaria e manageriale può diventare così uno strumento concreto per affrontare le difficoltà e costruire prospettive di sviluppo.
Per il vino toscano, la qualità del prodotto resta un patrimonio fondamentale. Ma per difenderla nel tempo servono anche imprese solide, capaci di leggere i propri numeri, adattarsi ai cambiamenti e trasformare le strategie in risultati sostenibili.
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